In veste di mamma e di insegnante di scuola dell’infanzia, questa è una domanda che mi sono posta svariate volte. 

Come spesso accade, non credo ci sia una risposta univoca ma proverò a proporre una serie di riflessioni che spero possano essere d’aiuto. Se questo argomento desta il tuo interesse, seguimi nelle prossime righe.

Per diversi anni, mio marito ha lavorato come professore in un istituto superiore. Nel tempo, ha potuto osservare come la presenza dello smartphone, incidesse negativamente sull’attenzione e sul rendimento degli alunni. 

Insieme agli altri docenti venne indicato, quindi, di predisporre una scatola, all’interno della quale inserire il proprio dispositivo durante le lezioni. Non fu facile fare accettare questa proposta ai ragazzi, ma l’idea venne portata avanti.

Dopo un primo periodo di assestamento, gli stessi studenti riferirono ai professori di aver trovato grande beneficio nell’aver “tolto di mezzo” il telefonino.

Lo sapevi che uno studio della Virginia Tech University ha rilevato che, per essere distratti, non è necessario maneggiare il proprio telefono, è sufficiente averlo appoggiato sul tavolo? [1]Il bambino e la tecnologia. Computer, smartphone e tv. Iliana Morelli. A cura di Grazia Honegger Fresco. Corriere della Sera, La Gazzetta dello Sport.

Se siamo onesti, possiamo ritrovarci nella difficoltà attentiva di quei ragazzi, anche solo per avere il telefono poggiato accanto a noi sul divano, mentre cerchiamo di fare altro e, senza rendercene conto, i minuti passano senza aver concluso quello che dovevamo fare.

Manfred Spitzer, neuropsichiatra tedesco, chiama questo adattamento della mente umana al computer “demenza digitale”, esponendo molti dati che rimandano ad un calo della profondità di elaborazione degli stimoli da parte del cervello per l’uso della tecnologia.[2]Le dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura. Giuseppe Lavenia. Giunti. 2018.

Parliamo chiaramente: la tecnologia è davvero parte integrante del nostro vivere e il suo uso non è da demonizzare perché un saggio utilizzo può essere arricchente. Come fare, quindi, per raggiungere un uso equilibrato da vivere in prima persona e, in seguito, da proporre ai nostri bambini?

Sviluppo della mente e movimento

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Lo sviluppo della mente umana, passa attraverso il movimento, ecco che, nella primissima infanzia, le ore dedicate al movimento, alla manualità alla scoperta portata avanti dalle mani, dovrebbe essere notevolmente superiore ai momenti sedentari. 

Maria Montessori scriveva: “Il movimento è perciò essenziale alla vita; e l’educazione non può concepirsi come moderatrice o, peggio, inibitrice del movimento”.[3]La scoperta del bambino, Maria Montessori, Garzanti.  

Le linee guida dell’OMS, a tale proposito, suggeriscono di evitare l’esposizione a dispositivi digitali dai 0 ai 2 anni e di limitarne l’uso fino all’ora giornaliera dai due ai quattro anni.

Se pensiamo agli strumenti digitali, ci rendiamo conto di come questi propongano una serie di esperienze sensoriali limitate al visivo, testuale e, in parte uditivo. Lo psicologo e psicoterapeuta Lavenia afferma: “Manca quindi il completamento dell’esperienza dato dalla percezione da parte di tutti gli organi di senso, non solo vedere e udire, ma anche toccare, sentire gli odori”.[4]Le dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura. Giuseppe Lavenia. Giunti. 2018.

Poche regole e un buon esempio

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Come famiglia, abbiamo messo in pratica questi consigli, evitando di proporre schermi al nostro bimbo nei primi due anni. Questa non vuole essere una critica alle famiglie che decidono di non farlo, semplicemente, vuole essere un esempio che il non utilizzo di questi mezzi nei primissimi anni del bambino è davvero possibile. 

Qualunque sia la vostra scelta, queste domande, individuate dal Royal College of Paediatrics and Child Health, possono essere utili per capire se l’utilizzo dei devices in famiglia è eccessivo:  

  1. Sapete quanto tempo la vostra famiglia passa davanti allo schermo?
  2. L’uso dei dispositivi interferisce con quello che vogliono fare i componenti della famiglia? 
  3. Gli schermi interferiscono con il sonno?
  4. Siete in grado di controllare l’impulso a mangiare mentre usate i dispositivi?

Non dimentichiamo di stabilire delle regole, poche e chiare che aiutino il bambino a capire i limiti dell’utilizzo: quantità di tempo, prima o dopo un determinato momento della giornata e, se i bambini sono molto piccoli, il limite può essere dato dal numero dei cartoni.

Il nostro bimbo di 3 anni, al momento, sa che il suo tempo davanti allo smartphone corrisponde ad un cartone e poi si leva il dispositivo. Le rimostranze ci sono ma, se la regola al momento è quella, si farà di tutto per farla rispettare. 

Nel 2001, Mark Prensky, coniò i termini “nativi e immigrati digitali” per identificare le differenze tra coloro che sono nati nell’epoca di Internet e coloro che sono nati in precedenza. 

Questa sua distinzione causò non poche critiche e lo scrittore dovette modificare la terminologia, coniando “saggezza digitale”. 

È indubbio che i più giovani abbiano maggiore dimestichezza con la tecnologia ma questo non vuol dire che siano esperti e responsabili nell’utilizzo degli strumenti. Va, quindi, rimarcato il ruolo educativo dell’adulto anche nell’ambito del digitale, ponendosi come modello per un corretto utilizzo degli strumenti tecnologici.

Iliana Morelli afferma: “Quando vediamo i nostri bambini che, da soli, iniziano a guardare video sugli smartphone, a entrare e uscire con facilità dalle app, smettiamola di pensare che siano dei geni della tecnologia. Spesso non sanno minimamente come funzioni l’oggetto che hanno tra le mani; riescono a maneggiarlo con abilità semplicemente perché ne sono circondati”.[5]Il bambino e la tecnologia. Computer, smartphone e tv. Pg. 15-16. 

Ovviamente è fondamentale il nostro esempio: i bambini apprendono per imitazione e, se il nostro modello sarà quello di un utilizzo eccessivo dei mezzi tecnologici, questo sarà il comportamento che apprenderanno. Le regole, in questo caso, serviranno a poco. 

Ho sentito testimonianze di famiglie nelle quali uno o più weekend al mese si attua “detox dalla tecnologia”, nel quale i genitori saranno i primi a spegnere telefono e tv e a proporre momenti ludici e di relazione che vanno oltre il digitale. 

Personalmente, ancora non ci sono riuscita, ma la trovo un’ottima idea! 

Guide digitali

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Come guide nel mondo del digitale, cerchiamo di selezionare quello che i bambini guardano e di scegliere contenuti educativi che possano arricchire mentalmente e spiritualmente, con messaggi positivi, non violenti e pro-sociali.  

Molto spesso i miei alunni a scuola mi riferiscono di aver guardato film decisamente inadatti (horror) e di averlo fatto senza la presenza dei genitori che erano in cucina a preparare la cena. 

Negli anni Ottanta si diffusero gli studi sul co-viewing, ovvero il guardare la televisione con i figli. 

“I risultati dimostrarono che i bambini riuscivano a comprendere maggiormente ciò che guardavano in televisione se i genitori, oltre a limitarsi a guardare, parlavano di ciò che stavano vedendo”.[6]Il bambino e la tecnologia. Computer, smartphone e tv. Iliana Morelli. Pg. 41. 

Oltre a selezionare contenuti, il guardare insieme può essere un modo vincente per non rendere passivo ma attivo e creativo il tempo trascorso davanti alla tecnologia. 

Per concludere, mi è stato ricordato che, quando si parla di tecnologia, spesso ci riferiamo agli strumenti digitali ma, a questa categoria appartengono anche strumenti come la penna, il libro, la ruota. 

Eppure risulta quasi impossibile pensare a questi oggetti come nocivi per i nostri bambini. 

Non è semplice trovare punti di accordo quando si tratta questo argomento ma, credo, che gli strumenti digitali possano essere una vera ricchezza per l’infanzia quando noi adulti impareremo a porci come reale modello educativo, senza demonizzare ma guidando ad un uso responsabile, creativo e attivo di qualsiasi mezzo tecnologico. 

Alice Amico

References

References
1Il bambino e la tecnologia. Computer, smartphone e tv. Iliana Morelli. A cura di Grazia Honegger Fresco. Corriere della Sera, La Gazzetta dello Sport.
2Le dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura. Giuseppe Lavenia. Giunti. 2018.
3La scoperta del bambino, Maria Montessori, Garzanti.
4Le dipendenze tecnologiche. Valutazione, diagnosi e cura. Giuseppe Lavenia. Giunti. 2018.
5Il bambino e la tecnologia. Computer, smartphone e tv. Pg. 15-16.
6Il bambino e la tecnologia. Computer, smartphone e tv. Iliana Morelli. Pg. 41.

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